2012-12-09 · Seconda Domenica · Anno C
Seconda Domenica di Avvento
Letture: Baruch 5,19; Filippesi 1,811; Luca 3,16
Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri.
Letture: Baruch 5,19; Filippesi 1,811; Luca 3,16.
1 - A ciascuno il suo Oggi la Parola di Dio mette l’accento sul ruolo decisivo dell’uomo nell’opera della salvezza. Certo, Dio ha ‘iniziato in noi la salvezza e la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù’, ma l’uomo ha il compito di cooperare con ogni energia a questo progetto divino. Dio non vuole fare a meno della nostra libera e piena cooperazione: ‘Chi ti ha creato senza di te, non ti salverà senza di te’ (Agostino). Il momento più delicato e prezioso per l’uomo è sempre l’inizio, quando ci rendiamo conto di aver bisogno di un medico e di un liberatore, ma siamo tentati di farne a meno per arrangiarci da soli. Ecco l’importanza del primo sì: accettare umilmente di essere salvati chiedendo perdono della nostra vita passata e aiuto per il futuro. La grazia del perdono è necessaria anche perché innesca la nuova volontà di cambiare vita, cioè di convertirci a un diverso modello di vita seguendo l’esempio di Gesù. Prima la libertà era trascinata dalla passione del male, adesso è attratta e sospinta piacevolmente da un nuovo fervore verso l’amore infinito di Dio.
2 - Giovanni Battista Egli ha avuto il compito di annunciare l’imminente arrivo del Salvatore e sollecitare gli uomini al ‘battesimo di conversione per ottenere il perdono dei peccati’. Il battesimo non è più l’acqua del Giordano, ma il fiume di sangue che sgorga dalla misericordia infinita della Croce di Gesù Redentore. La conversione non può esaurirsi in un superficiale cambiamento di condotta, ma in una radicale inversione di rotta della vita, al cui centro non ci sono più io, ma Dio e gli altri. Il compito di Giovanni di predicare testimoniando Cristo spetta oggi alla Chiesa, cioè ad ogni singolo cristiano.
3 - Un effetto dirompente Non ci vuol molto a capire che, quando Dio entra nel piccolo e malato cuore umano, deve verificarsi l’effetto di una esplosione dirompente, che scuote in profondità il modo di pensare e di agire. Qualsiasi concepimento fisico o spirituale (tanto più concepire nella mente e nel cuore il Verbo di Dio!) può turbare salutarmente l’equilibrio dell’essere madre: ecco il travaglio della conversione. Si tratta di preparare il cuore ad accogliere come figlio non come ospite Dio, eliminando tutto ciò che ne sottolinea la differenza. E’ un atteggiamento ‘anti’, perché oggi tutto vorrebbe farci credere che non occorre cambiare nulla o che è impossibile cambiare. L’arrivo di Dio significa per l’uomo: reagisci, ricomincia, ce la fai!
4 - Montagne e valli Le chiamiamo barriere, ma sono proprio montagne di orgoglio e di autosufficienza: crediamo di essere perfetti e insindacabili rifiutando critiche e consigli, ci fabbrichiamo ragioni e falsi pretesti personali o di categoria. Se vogliamo approfondire il dialogo con Dio e gli altri (il coniuge, i figli, i colleghi, i lontani), togliamo le resistenze interne e le artificiose differenziazioni. E le valli? Appunto: la paura, la pigrizia, l’ignavia, la deresponsabilizzazione, l’assenteismo, gli atteggiamenti rigidi e scostanti, il vivacchiare nell’opinione della massa. È tempo di spianare montagne e gettare ponti di amicizia e di collaborazione con tutti, assumendo l’iniziativa in ogni campo di attività. Ci sono troppi posti vuoti. Sembra strano, ma spesso c’è più solidarietà nel male che nel bene!
5 - Le vie tortuose - Tutto deve essere limpido e lineare davanti a Dio. La verità esige sincerità. Siamo tortuosi quando non ci decidiamo a fare dei tagli netti con il male e le nostre passioni (anche quando ne va di mezzo la salute), quando non adottiamo terapie e rimedi drastici, quando non prendiamo sul serio il Vangelo (senza aggiungervi i ‘se’ o i ‘ma’). Siamo tortuosi con gli altri quando parliamo alle spalle, scegliamo posizioni ambigue, non tentiamo chiarimenti franchi, facciamo finta di non vedere e non capire, tiriamo fuori le solite scuse (non ho tempo, ho tanto da fare, non ce la faccio). Se Dio nasce veramente in noi, la nostra vita deve cambiare radicalmente.
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