2014-06-08 · Decima Domenica · Anno A
Decima Domenica fra l'anno
Letture: Osea 6,3-6; Romani 4,18-25; Matteo 9,9-13
Per i peccatori Misericordia voglio e non sacrificio. Non sono venuto per i giusti, ma per i peccatori
Letture: Osea 6,3-6; Romani 4,18-25; Matteo 9,9-13.
1 - Amore, non sacrifici - Osea è il profeta che ha sposato e ama ancora una donna, la quale però ha risposto al suo amore con un tradimento. Egli diviene così il simbolo del popolo ebraico, che ha tradito la fedeltà al suo Signore per servire gli idoli pagani. Anche oggi accade qualcosa di simile con i cristiani, che abbandonano Cristo e la Chiesa per tornare a una vita ‘laica’, cioè mondana. Il Signore ripete a ciascuno: ‘Io da te voglio l’amore e non il sacrificio, la conoscenza di Dio più che gli olo-causti’, cioè un rapporto fedele e responsabile, non forzato; voglio opere e fatti concreti di amore, non preghierine e candele votive…
2 - La fede è tutto - Un sommo esempio di fede perfetta è la condotta di Abramo, che Paolo descrive così ai Romani: ‘Ebbe fede sperando contro ogni speranza, non vacillò pur vedendo quasi morto il proprio corpo e il seno di Sara, pienamente convinto che Dio avrebbe mantenuto la sua promessa di donargli un figlio. Anche a noi è accreditata la salvezza perché abbiamo creduto in Gesù nostro Signore’. Questa è la vera fede, senza condizioni, che deve sostenere anche noi in ogni momento della vita. Dio è in grado di far diventare padre di molti popoli anche un centenario…
3 - Il banco delle imposte - Gesù è capace di trasformare anche un qualsiasi incontro con l’uomo in una occasione di salvezza. È il caso di Matteo, seduto al ‘banco delle imposte’, cioè occupato a riscuotere le tasse per l’Imperatore di Roma, che viene invitato perentoriamente ad abbandonare tutto: ‘Seguimi’! Tutti sono chiamati, prima o poi, a salvezza, e nello stesso tempo a seguire Gesù collaborando alla salvezza altrui. A dimostrazione di ciò, Gesù riprende il pensiero di Osea e lo completa: ‘Andate e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori’ (Vangelo). Ecco perché i peccatori hanno la precedenza: sono da salvare ad ogni costo.
4 - I malati e il medico - Gesù, a chi lo rimprovera di scegliere e di mangiare alla tavola dei peccatori in casa di Matteo, risponde così: ‘Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Si crede e si va in chiesa, non perché si è giusti ma perché possiamo essere ‘giustificati, cioè resi giusti da una precedente condizione di peccatori, in quanto figli di Adamo e di Eva, generati nel peccato originale; e anche dopo il battesimo siamo nella condizione di poter commettere ancora peccati personali. Siamo dunque stati malati, e nella condizione di poterci am- malare ancora…
5 - Punti concreti - Da quanto detto sopra, è evidente la necessità di pregare sempre, accostandoci frequentemente ai due sacramenti che curano tutte le malattie del corpo e dello spirito: la Confessione o riconciliazione e l’Eucarestia. Trascurare questi sacramenti significa rischiare di non vivere abitualmente in grazia di Dio, rinunziando di fatto a una profonda e serena vita interiore perché il peccato e la tentazione sono ormai vinti e si vive stabilmente nella libertà dei figli di Dio nutrendoci della sua grazia.